Dall’inizio della pandemia da SARS-CoV-2, alla popolazione del mondo intero è stato consigliato l’utilizzo di prodotti igienizzanti e disinfettanti per le mani, al fine di prevenire la contaminazione da contatto con le superfici.
È indiscutibile che le mani rappresentano un veicolo di trasmissione di microrganismi patogeni ed è per questo motivo che la raccomandazione primaria rimane sempre una corretta igiene delle mani.
Quale è il punto di partenza per interrompere la catena di trasmissione di batteri e virus?
Dove inizia l’igiene delle mani?
La risposta è logica e concreta: dai dispositivi di erogazione di sapone e gel, comunemente chiamati dispenser.
Questo è anche scientificamente provato da un interessante studio eseguito negli USA di una decina d’anni fa ( https://aem.asm.org/content/77/9/2898 ).
In ambito sia privato che professionale utilizziamo diversi tipi di dispenser e soprattutto in ambito professionale sono presenti dispenser che vengono utilizzati intensamente a causa del flusso continuo di persone presenti nei vari ambienti di riferimento.
Abbiamo visto prolificare la diffusione di migliaia e migliaia di dispenser di tutte le specie. Non è il dispenser più costoso e dal più accattivante design, che evidenzia un sinonimo di sicurezza per l’utilizzatore, ma è il tipo di dispenser che viene utilizzato e soprattutto come viene rifornito periodicamente di prodotto.
In commercio sono disponibili due tipi di dispenser: dispenser con serbatoio contenitore di sapone o gel, comunemente chiamati “a rabbocco”, oppure dispenser esteticamente simili od addirittura uguali, che vengono riforniti con cartucce o sacche di prodotto sigillate e microbiologicamente controllate all’origine.
Prendiamo ad esempio un bagno pubblico, studi recenti hanno dimostrato che 1 dispenser su 4 è risultato contaminato, in quanto l’utilizzo di dispenser a rabbocco costituisce il punto di partenza per la trasmissione di microrganismi patogeni. Sono stati segnalati più volte focolai, proprio causati da questo tipo di dispositivo di erogazione di sapone o gel.
Sotto il profilo prevalentemente economico, il dispenser a rabbocco è preferibile, in quanto il packaging del prodotto di evidenti capacità utilizzato per rifornire il dispenser (generalmente la tanica da 5 litri), presenta costi di confezionamento decisamente inferiori ad un prodotto confezionato in formati più piccoli, sigillati e con pompa d’erogazione monouso.
Una evidente realtà manifestatasi durante questi ultimi due anni e stata la difficile reperibilità delle materie prime per produrre i formulati di sapone o gel e che, di conseguenza, ha generato un rallentamento dei processi produttivi da una parte e dall’altra una verticale domanda di prodotto, utile per soddisfare tutte le richieste derivate dalla pandemia. Ciò ha determinato la diffusione sul mercato di dispenser a rabbocco, anziché dispenser utilizzabili con cartucce o sacche monouso.
Se ci soffermiamo però sull’effettiva realtà, è preferibile valutare l’utilizzo di saponi e gel confezionati in formati adattabili ai dispenser presenti in commercio, microbiologicamente testati all’origine e successivamente confezionati e sigillati (cartucce o sacche da 200-400-500-650-800-1000 ml) con pompa di erogazione, che si getta insieme alla ricarica esaurita.
Operando in questo modo, la pratica di rifornimento dei dispenser risulta ben diversa dalla pratica di rabbocco del contenitore quando il prodotto risulta esaurito.
Esaminiamo attentamente da vicino tutti gli step che l’operatore addetto al service di rifornimento dei dispenser deve eseguire nei due casi presi in esame.
Dispenser a rabbocco:
l’operatore preleva dal proprio mezzo una tanica da 5 litri di sapone o gel, la trasporta all’interno del locale dove sono presenti i dispenser da rifornire, apre il dispenser, apre il contenitore da rifornire, prende la tanica ed apre il tappo e con l’ausilio di un imbuto versa parte del contenuto della tanica all’interno del contenitore del dispenser e richiude tappo e dispenser. Dopo tutte queste operazioni il dispenser è finalmente pronto per l’uso.
Dispenser con cartucce o sacche monouso:
l’operatore preleva dal proprio mezzo una scatola contenente 4, 6 o 12 ricariche e la trasporta all’interno del locale dove sono presenti i dispenser, apre il dispenser e rimuove la cartuccia o sacca esaurita (del dispenser rimane solo la struttura esterna), prende una nuova cartuccia o sacca dalla scatola e la posiziona all’interno del dispenser e richiude il coperchio. Fine dell’operazione di rifornimento del dispenser e pronto per l’uso con una pompa di erogazione nuova e sigillata.
Rimane sottinteso che, in entrambi i casi, l’operatore dovrà detergere e disinfettare il dispenser sia internamente che esternamente. È preferibile l’utilizzo di formulati detergenti-disinfettanti compatibili con superfici plastiche, onde evitare fenomeni di opacizzazione.
In conclusione, rivedendo attentamente i vari step nelle due ipotesi citate, si può ben rilevare come la manipolazione del prodotto sia ben diversa nei due casi presi in esame. Il rischio di contaminazione prevale nella prima ipotesi, offrendo alla seconda ipotesi, una limitatissima probabilità di rischio, in quanto, sempre e comunque, la cartuccia o sacca protegge il prodotto, garantendo all’utilizzatore il più alto livello di igiene.
L’igiene delle mani rappresenta l’obiettivo finale e non deve perdere di valore mediante l’utilizzo dispositivi inadeguati.
Dispenser a rabbocco o con sacche?
In questo articolo ho provato a spiegarti quali sono i vantaggi e gli svantaggi sulla scelta del tipo di dispenser da utilizzare. Ora mi piacerebbe ascoltare la tua opinione.
Raccontami la tua esperienza e quali scelte hai adottato? Hai bisogno di qualche consiglio? Hai bisogno di una consulenza dedicata? Lascia la tua risposta nei commenti e parliamone insieme.